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4.6
(16)
di Grace Amber Jaxn ( tratto dal libro “Anime di Smeraldo”
Prima di affrontare questo argomento sento il bisogno di fare una premessa, forse una delle più importanti di tutto il libro. Ciò che state per leggere non deve in alcun modo modificare il vostro credo, né mettere in discussione la fede che avete scelto di seguire. Rispetto profondamente il pensiero altrui e credo che la spiritualità sia un percorso talmente personale da non poter essere imposta, corretta o giudicata da un’altra persona.
Se credete in Dio attraverso la Chiesa cattolica, continuate a farlo. Se siete ebrei, musulmani, buddhisti, appartenete a una religione pagana o non riconoscete alcuna divinità, non sono certamente io a dovervi spiegare quale sia la strada giusta. Non ho scritto questo libro per convertire nessuno e, soprattutto, non desidero sostituire un dogma con un altro. Sarebbe paradossale criticare secoli di imposizioni religiose per poi sedermi davanti a voi e pretendere che accettiate la mia visione dell’universo.
Quello che vi chiedo è soltanto di distinguere la fede dalle istituzioni che, nel corso della storia, hanno affermato di rappresentarla.
Io credo in Dio. Credo in una forza universale infinitamente più grande di noi e credo che l’amore sia la forma più pura della sua esistenza. Proprio per questo, durante il mio percorso, ho cominciato a farmi delle domande. Più studiavo la storia delle religioni e, in particolare, quella della Chiesa alla quale culturalmente appartengo, più faticavo a conciliare alcuni avvenimenti con l’idea di amore universale che sentivo dentro di me.
La storia del cristianesimo è molto più complessa di quella che spesso ci viene raccontata da bambini. Nei primi secoli dopo la morte di Gesù esistevano differenti comunità cristiane, interpretazioni teologiche e testi. Quando l’imperatore Costantino convocò il Concilio di Nicea nel 325, il cristianesimo si trovava già in una fase di profonda trasformazione. Costantino non fondò il cristianesimo, come a volte viene erroneamente raccontato, ma il suo intervento politico ebbe certamente un ruolo importantissimo nel processo che portò la religione cristiana ad assumere una struttura sempre più organizzata e legata al potere imperiale.
Questo è il primo punto sul quale iniziai a riflettere: cosa accade a una fede quando incontra il potere?
Non parlo soltanto del cristianesimo. La storia dell’umanità ci dimostra che ogni volta che una convinzione religiosa diventa uno strumento politico, il confine tra spiritualità e controllo può diventare pericolosamente sottile. L’uomo ha una capacità straordinaria di prendere qualcosa di meraviglioso e trasformarlo in una gerarchia, con qualcuno seduto in alto e molti altri obbligati a obbedire.
Nei secoli successivi, la Chiesa divenne una delle istituzioni più potenti d’Europa e la sua storia si intrecciò inevitabilmente con guerre, alleanze, ricchezze e interessi politici. Le Crociate, per esempio, furono eventi enormemente complessi, nei quali fede, politica e controllo dei territori si sovrapposero continuamente. Furono proclamate e sostenute dal papato e provocarono massacri che coinvolsero cristiani, musulmani, ebrei e popolazioni che ebbero semplicemente la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato mentre qualcuno sosteneva di combattere in nome di Dio.
Ed è proprio questa frase, in nome di Dio, che mi ha sempre provocato un profondo disagio.
Se Dio è amore, come può desiderare il sangue?
La risposta che mi sono data è molto semplice: probabilmente non lo desidera. Sono gli uomini a desiderare il potere e, qualche volta, utilizzare il nome di una divinità rende molto più facile convincere migliaia di persone a combattere.
Lo stesso turbamento lo provai studiando l’Inquisizione. Anche in questo caso è necessario distinguere epoche, tribunali e territori differenti, perché parlare di una sola Inquisizione come se fosse rimasta identica per secoli sarebbe storicamente scorretto. Rimane però il fatto che uomini e donne furono processati, imprigionati e, in alcuni periodi, consegnati al potere secolare per essere condannati a morte con l’accusa di eresia.
Tra le persone perseguitate nel corso della storia europea vi furono anche donne accusate di stregoneria. Molte delle grandi cacce alle streghe furono condotte anche da tribunali civili e in territori protestanti, quindi sarebbe inesatto attribuirle esclusivamente alla Chiesa cattolica. Ma il pensiero religioso dell’epoca contribuì certamente a costruire un’immagine della donna pericolosa, tentatrice e potenzialmente legata al demonio.
Questo è un argomento che mi ha sempre colpita profondamente.
Le donne hanno fatto paura per secoli. Faceva paura la loro capacità di generare la vita, faceva paura la conoscenza delle erbe tramandata tra generazioni e faceva paura, soprattutto, una donna che non aveva bisogno di un uomo per spiegare ciò che pensava. In alcune culture antiche il principio femminile era associato alla terra, alla fertilità e alla divinità. In altre epoche, la stessa donna poteva essere osservata con sospetto proprio per quelle caratteristiche.
Naturalmente non tutte le donne accusate di stregoneria erano guaritrici o esperte di erbe, come spesso viene romanticamente raccontato oggi. La storia è sempre più complicata delle leggende. Alcune furono vittime di rivalità, accuse personali, isterie collettive o semplicemente del bisogno umano di trovare un colpevole quando qualcosa andava storto. Bastava una malattia, un raccolto perduto o la morte improvvisa di un bambino perché la paura cercasse qualcuno sul quale posarsi.
Ed eccola di nuovo.
La paura.
Più studiavo e più mi rendevo conto di quanto la paura fosse stata utilizzata, non soltanto dalla Chiesa ma da moltissime istituzioni religiose e politiche, come uno straordinario strumento di controllo. La paura paralizza e rende obbedienti. Se convinco una persona che disobbedirmi significa rischiare una punizione eterna, non ho nemmeno bisogno di costruire una prigione: sarà lei stessa a sorvegliare i propri pensieri.
Per secoli intere generazioni sono cresciute con la paura dell’inferno, del demonio e della dannazione. Pensieri, desideri e perfino alcune caratteristiche naturali dell’essere umano sono stati trasformati in possibili porte verso il peccato. Non voglio sostenere che ogni sacerdote abbia consapevolmente partecipato a un gigantesco progetto di manipolazione mondiale. Sarebbe ridicolo e profondamente ingiusto verso le migliaia di religiosi che hanno dedicato la propria esistenza ad aiutare gli altri. Sto parlando delle istituzioni e dei sistemi di potere, non della fede delle singole persone.
Ho conosciuto uomini e donne di Chiesa infinitamente buoni.
E ho conosciuto persone prive di qualsiasi religione capaci di una crudeltà spaventosa.
L’abito, evidentemente, non garantisce l’anima.
Quando iniziai a mettere in discussione ciò che avevo imparato, tornai inevitabilmente alla figura di Gesù di Nazareth. Più leggevo e più mi rendevo conto che il Gesù storico e il Cristo costruito attraverso secoli di teologia non erano sempre semplici da sovrapporre.
Gesù era ebreo. Nacque e visse all’interno della cultura ebraica del suo tempo e non fondò una Chiesa cristiana nella forma nella quale la conosciamo oggi. Anche la data del 25 dicembre non rappresenta una certezza storica sulla sua nascita, ma appartiene alla successiva costruzione del calendario liturgico cristiano.
Poi incontrai le interpretazioni più controverse.
Lessi testi e ricerche che proponevano un rapporto molto diverso tra Gesù e Maria Maddalena. Alcuni autori hanno ipotizzato che tra loro potesse esserci un legame coniugale o comunque molto più profondo di quello tradizionalmente raccontato. Non esiste una prova storica riconosciuta che Maria Maddalena fosse la moglie di Gesù e voglio essere chiarissima su questo, perché non desidero trasformare un’ipotesi in un fatto soltanto perché mi affascina.
Quello che sappiamo è che la sua figura fu importante nelle prime tradizioni cristiane e che l’identificazione popolare di Maria Maddalena con una prostituta non deriva direttamente dai Vangeli canonici. Per secoli, però, nell’immaginario occidentale le due immagini sono state sovrapposte.
E io mi domandai perché.
Perché una donna così vicina alla storia di Gesù era diventata, nel racconto popolare, soprattutto una peccatrice?
Forse non esiste una risposta semplice, ma quella domanda aprì dentro di me un’altra porta.
Mi interessai anche alle teorie che avvicinano Gesù agli Esseni, una comunità ebraica dell’epoca conosciuta soprattutto attraverso fonti antiche e gli studi legati ai manoscritti del Mar Morto. Anche in questo caso non possiamo affermare storicamente che Gesù fosse esseno. Esistono parallelismi e interpretazioni, ma non una prova definitiva. Tuttavia, l’idea di un Gesù profondamente inserito nelle conoscenze spirituali e nelle pratiche del suo tempo mi sembrò molto più umana e, stranamente, non diminuì affatto la mia considerazione per lui.
Al contrario.
Pensare che potesse conoscere le erbe, le pratiche di guarigione e la natura dell’essere umano non cancellava, ai miei occhi, i miracoli. Mi faceva semplicemente osservare la sua figura da un’altra prospettiva. Forse perché io non ho mai avuto bisogno che la spiritualità distruggesse la conoscenza per poter esistere.
Negli anni lessi anche le opere e le conversazioni di Corrado Augias dedicate alla figura storica di Gesù. Quelle letture mi portarono a confrontarmi con interpretazioni molto differenti da quelle ricevute durante l’infanzia e a comprendere quanto sia difficile separare completamente l’uomo vissuto duemila anni fa dalla costruzione teologica nata nei secoli successivi.
Poi arrivarono i Templari.
Chi ha letto altri miei libri probabilmente starà già ridendo, perché sa perfettamente che quando incontro un cavaliere medievale e un mistero storico io perdo qualsiasi capacità di moderazione.
L’Ordine del Tempio nacque nel contesto delle Crociate e fu inizialmente legato alla protezione dei pellegrini cristiani in Terra Santa. Nel corso del tempo acquisì ricchezze, territori e un’enorme influenza. Quando l’ordine venne soppresso all’inizio del XIV secolo, molti Templari furono arrestati e accusati di eresia. Il ruolo di Filippo IV di Francia e gli interessi politici ed economici legati alla loro caduta sono ampiamente studiati dagli storici.
Intorno ai Templari sono poi nate infinite leggende. Il Santo Graal, reliquie segrete e conoscenze capaci di sconvolgere la Chiesa sono entrate nell’immaginario collettivo e, lo ammetto, hanno alimentato anche la mia fantasia di scrittrice. Ma una leggenda rimane una leggenda finché non abbiamo qualcosa che possa dimostrarla.
Questo non significa che dobbiamo smettere di fare domande.
Significa soltanto che dobbiamo sapere quando stiamo parlando di storia e quando stiamo entrando nel territorio del mistero.
La stessa distinzione dovrebbe essere applicata alle pagine più oscure e molto più recenti della Chiesa. Gli scandali legati agli abusi sessuali commessi da membri del clero non appartengono al regno delle leggende. Sono fatti documentati che hanno distrutto la vita di moltissime persone e sui quali, per troppo tempo, vi sono stati silenzi e coperture istituzionali.
Non desidero approfondire qui questo argomento, perché meriterebbe un libro intero e perché non è il tema del percorso che stiamo facendo. Ma fingere che non sia accaduto sarebbe esattamente il contrario della libertà di pensiero che sto cercando di trasmettervi.
Potrei continuare per pagine intere parlando delle ricchezze accumulate dalle istituzioni religiose, degli intrecci tra fede e politica e delle contraddizioni che attraversano duemila anni di storia. Ma il mio obiettivo non è scrivere un processo contro la Chiesa cattolica.
Il punto al quale voglio arrivare è un altro.
Se desiderate intraprendere un percorso spirituale libero, dovete imparare a distinguere ciò che sentite profondamente dentro di voi da ciò che vi è stato insegnato attraverso la paura. Non vi sto chiedendo di abbandonare Dio. Io stessa non l’ho fatto e, anzi, credo di essermi avvicinata alla sua esistenza proprio quando ho smesso di averne paura.
Per me Dio non è qualcuno che aspetta un mio errore per condannarmi.
Non è un giudice seduto su un trono con un registro dei peccati e non credo che abbia creato un universo infinito per poi trascorrere l’eternità a controllare se abbiamo rispettato una serie di regole costruite dagli uomini.
Questa è la mia visione.
Voi potreste averne una completamente diversa e va bene così.
Quello che vi chiedo, mentre proseguite nella lettura, è di concedervi almeno la libertà di fare domande. Una fede che crolla davanti a una domanda forse era già fragile; una fede profonda, invece, può attraversare il dubbio e uscirne persino più forte.
Io ho sganciato l’ancora da molte delle cose che mi erano state insegnate. Non ho smesso di credere e non ho rinnegato Dio. Ho semplicemente smesso di pensare che per raggiungerlo avessi necessariamente bisogno che qualcun altro mi indicasse la strada.
Ed è stato proprio allora che, per la prima volta, ho avuto la sensazione di essere davvero libera.
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Tutte cose assai vere! la conoscenza ci rende uomini liberi..volutamente molte cose ci sono state tenute nascoste. Tuttavia un cuore puro conosce la grandezza dell’infinito. Puo’ si crea confusione nei cuori della gente e puo’ sarà possibile tenere in mano il potere. Grazie per questo articolo che vuole portare un po’ di luce..un po’ di speranza. Diffidiamo di chi afferma di avere la verità che ci imprigiona in concetti che se non seguiti ci fanno sentire in colpa..La verità ci rende liberi e non il contrario. Grazie Greace, tua Didi..