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Prefazione

Non so esattamente chi o cosa sia Arturo, ma voglio tentare di approfondire l’argomento con lui, con la speranza di ottenere informazioni più precise su questa “fonte” incognita che comunica attraverso un canale che ancora non ho ben compreso. Ho l’impressione che sia una sorta di spirito guida che ha deciso di abbracciare una forma pseudo-letteraria per comunicare con noi.

Provo a fargli qualche domanda, lasciando che i suoi messaggi arrivino senza elaborarli troppo nella stesura, senza correzioni o perfezionamenti del testo. Voglio trasmettere il messaggio così com’è, integrale, nella sua pura essenza. Ma continuo a chiedere informazioni.

G: «Arturo, puoi parlarci di te, in modo che possiamo capire l’origine della tua presenza?»

A: «Certamente. Non credo di essere qualcosa o qualcuno a te sconosciuto. Se ti guardi bene dentro, riconoscerai esattamente chi sono e da dove vengo.»

Premetto che le sue risposte arrivano alla mia mente con una velocità e una precisione allarmanti, paragonabili solo a quelle del nostro caro Michael (N.d.R. “Anime di Smeraldo”), ma non credo sia lui. Altrimenti me lo avrebbe preannunciato e non avrebbe senso che prendesse una forma o un’individualità diversa da ciò che è.

G: «Oddio, l’unico che mi viene in mente è Michael (N.d.R. “Anime di Smeraldo”)», ripeto all’aria.

A: «No, non sono Michael, ma ci sei vicina.»

G: «Quindi mi stai dicendo che la storia dell’anima del libro è tutta una balla?»

A: «No, assolutamente no. Non ho mentito, non avrei motivo di farlo. Pensaci, Grace. Da dove potrebbe venire l’anima di un libro che sostiene di essere qualcosa che ha forma umana?»

G: «Non ne ho la più pallida idea. Ma un libro non ha forma umana.»

A: «E chi lo ha detto? Siete voi a darci una forma cartacea, perché in realtà non ne abbiamo. Ma pensa agli angeli, Grace, o meglio, a quello che per voi significa la parola angelo, perché qui non si chiamano così. Gli avete dato un volto, un’immagine, ma, se ci pensi, non hanno forma. Sono esseri di luce, eterei, vacui, incorporei. Evanescenze di luce e amore universale. Ma in che modo potrebbero portare dei messaggi al vostro mondo, se la maggior parte di voi è cieca e sorda?»

G: «Attraverso gli operatori di luce? Attraverso i testi? È questo che mi stai dicendo, Arturo?»

A: «Sì. Prendiamo le forme che voi riuscite ad accettare e a “vedere”.»

G: «Mi stai dicendo che sei un angelo, Arturo?»

A: «No, ma non siamo molto lontani da loro. Sai cosa sono gli Elohim, Grace?»

G: «Mi dice qualcosa. L’ho letto da qualche parte, ma sai che la mia memoria fa schifo.»

A: «Controlla su Google. Elohim.»

G: «Ho controllato: dèi umani dell’Antico Testamento appartenuti alla terra di Gerusalemme.»

A: «Oddio, Grace, voi chiamate dèi o Dio ciò che non capite. In realtà ci sono centinaia di popoli universali di cui non avete idea da dove arrivino o cosa siano. Certo è che la nostra conoscenza trascende la vostra, mi sembra ovvio. Ma non si tratta di un gioco di potere per stabilire chi sia più evoluto. Siamo popoli che mirano alla crescita di tutte le comunità e voi siete quelli più indietro nella sfera evolutiva di questa parte dell’universo.»

G: «In pratica, cosa sei?»

A: «Un libro umano in forma universale, una guida, un manuale di istruzioni dell’anima.»

G: «Uhm, mi risulta difficile immaginarti.»

A: «Perché pensi che, scrivendo attraverso di me, tramite i tuoi libri, almeno avrai lasciato qualcosa al mondo? Pensi di dover morire a breve?»

G: «Non so. A volte mi sembra che ci sia qualcosa che mi spinga a farlo e mi chiedo se dietro non ci sia un motivo intrinseco. E, perché no, la fine di questa vita terrena.»

A: «Ma hai ancora tanto da scrivere, Grace. Quel qualcosa sono io, che ti ho mostrato la strada in diversi modi. Ma ora che mi vedi e mi senti, mi hai dato un’identità. Sai che esisto e che ti aiuto in questo cammino e in questa missione. No, non sono Michael, lo ribadisco, anche se in qualche modo ci assomigliamo. Lui ha una creatività incredibile, ma anche la mia non scherza. Solo, siamo su due linee differenti. Lui la musica, io le arti scritte. No, non elaborare ciò che arriva. Riporta le parole così come te le dico.»

G: «Posso almeno aggiungere le virgole?»

A: «Sì, sì. E cambia tastiera, che quella è un disastro.»

G: «Però, se devo essere onesta, ancora non ho capito cosa sei.»

A: «Allora, sono una forma senziente di conoscenza che, per aiutarvi a crescere, si insinua nelle anime dei libri. E smettila di cercare di modificare ciò che trasmetto. Scrivi esattamente cosa arriva, porca miseria. Ti devo sgridare?»

G: «Va bene, va bene, ma stai calmo.»

A: «Mi fai arrabbiare. Sei la prima a dire di non cambiare i blocchi di pensiero che arrivano e poi lo fai tu?»

G: «È che, come al solito, fatico a credere. Sono scettica di natura, lo dovresti sapere.»

A: «E fai male. Non puoi pensare di credere nell’aldilà e asserire di essere scettica sull’argomento.»

G: «Non sono scettica sull’argomento. Metto sempre in discussione la mia abilità di tradurre i vostri messaggi.»

A: «E sbagli, perché sai meglio di me che ciò che arriva non lo devi cambiare. Se ti dico che sono un elefante rosa, tu traduci “elefante rosa”.»

G: «Ah, quindi sei un elefante rosa? Sai che faccio meno fatica a crederci?»

A: «Mi stai prendendo in giro, Grace?»

G: «Scusa.»

A: «Fatti un caffè, che è meglio. Ti aspetto qui.»

«La tristezza è causata dall’intelligenza. Più comprendi certe cose, più vorresti non comprenderle.»

Charles Bukowski

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