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Cerchi nel grano – Prove del Cicap

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🌾 CERCHI NEL GRANO: MESSAGGI DAL CIELO O OPERE UMANE?

Dai misteriosi disegni comparsi nei campi agli esperimenti del CICAP: quanto c’è davvero di inspiegabile?

Sono comparsi durante la notte.

Enormi.

Geometrici.

Perfettamente disegnati nel grano.

E, almeno apparentemente, senza che nessuno avesse visto chi li avesse realizzati.

Per decenni i cerchi nel grano, o crop circles, sono stati considerati da molti uno dei fenomeni più affascinanti legati al mistero e all’ufologia.

C’è chi li ha interpretati come tracce lasciate da UFO, chi come messaggi provenienti da altre civiltà e chi ha ipotizzato fenomeni naturali ancora sconosciuti.

Ma c’è anche un’altra possibilità.

E se dietro quei disegni ci fosse semplicemente l’ingegno umano?

Per cercare una risposta, il CICAP ha deciso di fare una cosa molto semplice:

provare a costruirne uno.


🌾 COME SONO NATI I CERCHI NEL GRANO?

La storia moderna dei crop circles viene generalmente fatta risalire all’Inghilterra meridionale tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.

I primi disegni erano soprattutto semplici cerchi.

Potevano essere relativamente piccoli oppure raggiungere diversi metri di diametro.

Una caratteristica che colpiva particolarmente gli osservatori era il modo in cui le spighe apparivano piegate e disposte secondo schemi circolari, invece di essere semplicemente spezzate.

Quando i giornali cominciarono a occuparsi del fenomeno, i cerchi aumentarono rapidamente.

E soprattutto…

diventarono sempre più complessi.

Non più soltanto cerchi isolati, ma gruppi di cerchi collegati fra loro, linee, corone, triangoli, rettangoli e composizioni geometriche sempre più elaborate.

I cosiddetti pittogrammi.


👽 DAL MISTERO AGLI UFO

Naturalmente, quando comparvero forme sempre più spettacolari, arrivarono anche le interpretazioni più spettacolari.

Alcuni sostenitori dell’ipotesi ufologica parlarono di:

  • campi di forza;
  • vortici di plasma;
  • fenomeni elettromagnetici;
  • tracce di atterraggio;
  • messaggi lasciati da presunte civiltà extraterrestri.

Il fenomeno attirò l’attenzione di numerosi appassionati e ricercatori.

Tra i nomi più conosciuti dell’epoca ci furono Pat Delgado e Colin Andrews, sostenitori dell’ipotesi che almeno alcuni cerchi avessero un’origine non convenzionale.

Ma c’era un problema.

Una domanda molto semplice:

Era davvero impossibile realizzarli manualmente?


🎥 L’ESPERIMENTO CHE CAMBIÒ LA STORIA

Nel luglio del 1990, alcuni volontari francesi appartenenti al VECA — un’associazione di appassionati di ufologia — si appostarono sulle colline di Westbury, una delle zone inglesi maggiormente interessate dal fenomeno.

L’obiettivo era ambizioso:

riuscire a vedere nascere un cerchio nel grano.

Durante una notte vennero effettuate anche riprese con una telecamera a infrarossi.

Il giorno successivo comparvero nuovi cerchi.

Ma le immagini mostrarono qualcosa di molto meno extraterrestre:

nel campo erano entrati degli esseri umani.

L’ipotesi della burla cominciò quindi a circolare con maggiore insistenza.

E qualcuno fece anche un passo ulteriore.

Un gruppo di volontari dimostrò concretamente che era possibile entrare in un campo e realizzare un cerchio utilizzando strumenti estremamente semplici.

Ma la questione non era ancora chiusa.


😂 IL COLPO DI SCENA DI DAVID CHORLEY E DOUGLAS BOWER

Nel settembre del 1991 arrivò uno dei momenti più clamorosi della vicenda.

Il quotidiano inglese Today invitò Pat Delgado a esaminare un nuovo cerchio.

Delgado studiò attentamente il disegno.

La sua conclusione fu entusiastica: secondo lui, si trattava di un’opera che nessun essere umano avrebbe potuto realizzare.

Poi arrivò il colpo di scena.

I giornalisti gli presentarono David Chorley e Douglas Bower, due pensionati inglesi.

Erano loro gli autori del disegno.

E lo avevano realizzato proprio quella mattina.

Con corde e bastoni.

I due raccontarono inoltre di essere responsabili della realizzazione di numerosi cerchi comparsi negli anni precedenti.


🌾 TUTTO ERA COMINCIATO COME UNO SCHERZO

La storia di Bower e Chorley era iniziata diversi anni prima.

Bower, che era interessato al fenomeno UFO, raccontò a Chorley una storia sentita durante un soggiorno in Australia.

Si parlava di un UFO che sarebbe atterrato nel Queensland lasciando una traccia circolare nell’erba.

I due ebbero allora un’idea.

Guardando un campo di grano, Bower chiese all’amico, in sostanza:

“Cosa succederebbe se facessimo un’impronta proprio lì?”

Probabilmente non immaginavano quanto sarebbe diventato grande quello scherzo.

Utilizzando una barra d’acciaio come punto di riferimento, iniziarono a piegare le spighe e riuscirono a creare un cerchio di circa nove metri di diametro.

Continuarono a farlo durante le estati successive.

Per un po’ nessuno sembrò accorgersene.

Poi decisero di realizzare i cerchi in luoghi maggiormente visibili: sulle colline e vicino alle strade sopraelevate.

E finalmente qualcuno li notò.


🎨 QUANDO IL CROP CIRCLE DIVENTA ARTE

Dopo la diffusione del fenomeno, altri imitatori cominciarono a realizzare i propri disegni.

La pratica arrivò a trasformarsi quasi in una forma d’arte.

Le composizioni diventarono sempre più elaborate e alcuni gruppi iniziarono persino a realizzare crop circles su commissione.

Il fenomeno aveva ormai assunto una vita propria.

Non era più soltanto una presunta manifestazione misteriosa.

Era diventato anche un esercizio di geometria, progettazione e abilità manuale.

E proprio questo rende ancora più interessante l’esperimento che sarebbe stato realizzato in Italia.


🔬 IL CICAP DECIDE DI PROVARCI

Il CICAP — Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze — decise di verificare direttamente una delle affermazioni più ricorrenti:

È davvero così difficile realizzare un cerchio nel grano?

L’occasione arrivò grazie alla collaborazione con il mensile Focus, che contribuì a sponsorizzare l’esperimento e a compensare il proprietario del campo per il raccolto danneggiato.

Il luogo scelto si trovava nei pressi di Adria, in provincia di Rovigo, grazie alla disponibilità dell’Azienda agricola Vendemmiati.

A coordinare l’esperimento fu Luigi Garlaschelli, che aveva già esperienza nella realizzazione di un cerchio nel grano.

Il progetto era pronto.

Mancava soltanto una cosa:

farlo davvero.


🪢 UNA CORDA, UN PIOLINO E UN RASTRELLO

La prima sorpresa arrivò ancora prima di iniziare.

Per entrare nel campo senza lasciare evidenti tracce, era possibile utilizzare i solchi già lasciati dalle ruote dei trattori.

Per tracciare il primo grande cerchio bastava piantare un paletto nel terreno, legarvi una corda e utilizzarla come un gigantesco compasso.

Il primo cerchio aveva un diametro di circa 20 metri.

Poi arrivava la parte che, secondo alcuni sostenitori dell’ipotesi extraterrestre, avrebbe dovuto essere particolarmente difficile.

Piegare le spighe.


🌾 LE SPIGHE NON SI SPEZZANO

Utilizzando un semplice rastrello, i partecipanti all’esperimento abbassarono le spighe all’interno del cerchio.

E scoprirono qualcosa di molto interessante.

Le piante non dovevano necessariamente essere spezzate.

Si potevano semplicemente piegare.

Per creare le linee che collegavano i vari cerchi furono utilizzate corde tese come guide.

Le spighe venivano quindi abbassate seguendo il percorso stabilito.

E il risultato?

Un disegno complesso.

Realizzato con strumenti semplicissimi.

In circa un’ora.


⏱️ UN’ORA PER UN DISEGNO COMPLESSO

L’esperimento del CICAP non pretendeva naturalmente di dimostrare che ogni singolo crop circle esistente fosse stato realizzato nello stesso modo.

La dimostrazione era un’altra.

Era possibile entrare in un campo di grano e realizzare una figura complessa utilizzando:

un paletto, una corda e un rastrello.

E farlo in un tempo sorprendentemente breve.

Questo cambiava radicalmente una delle principali argomentazioni utilizzate a sostegno dell’origine extraterrestre dei cerchi:

non era necessario immaginare una tecnologia sconosciuta per produrre quelle forme.


🔬 E LE PRESUNTE ANOMALIE?

La questione, però, non finiva qui.

Alcuni ricercatori avevano sostenuto che nei crop circles fossero presenti caratteristiche insolite.

Si parlò, tra le altre cose, di:

  • anomalie magnetiche;
  • particelle di ferro;
  • modificazioni nelle piante;
  • presunti rigonfiamenti dei tessuti vegetali;
  • differenze nei semi.

Il CICAP e Focus decisero quindi di verificare anche queste affermazioni.

Vennero raccolti campioni provenienti da alcuni cerchi comparsi in Inghilterra e furono analizzati presso laboratori universitari italiani.


🧪 COSA MOSTRARONO LE ANALISI?

Nei campioni furono effettivamente trovate particelle contenenti ferro e altri elementi.

Ma le quantità osservate rientravano, secondo i risultati riportati dall’indagine, in valori considerati normali.

Anche la radioattività non mostrò livelli significativi.

Per quanto riguarda i semi, le analisi non evidenziarono differenze tali da dimostrare un’origine misteriosa del fenomeno.

E le piante che sembravano presentare una maggiore vitalità?

Una possibile spiegazione era molto più semplice.

Le piante piegate potevano ricevere una maggiore quantità di luce e continuare a reagire alla sollecitazione subita.

Anche i cosiddetti rigonfiamenti delle piante potevano essere collegati a sollecitazioni meccaniche.

In altre parole, non emergeva una prova convincente che obbligasse a ricorrere a una spiegazione extraterrestre.


👽 QUINDI GLI ALIENI NON C’ENTRANO?

Qui bisogna fare una distinzione importante.

Dimostrare che gli esseri umani possono creare crop circles non significa automaticamente dimostrare che ogni singolo cerchio mai comparso sulla Terra sia stato realizzato da esseri umani.

Significa però che l’argomento:

“Una forma così complessa non può essere stata fatta dall’uomo.”

non regge.

Il CICAP ha dimostrato sperimentalmente il contrario.

Esistono persone che hanno realizzato cerchi nel grano per scherzo.

Esistono artisti che li hanno realizzati come forma di espressione.

Esistono gruppi che li hanno prodotti professionalmente.

E soprattutto esiste una dimostrazione pratica che mostra quanto possa essere semplice costruire un disegno apparentemente misterioso.


🌾 IL MISTERO RESTA… MA CAMBIA FORMA

Forse è proprio questo l’aspetto più interessante dei cerchi nel grano.

Per molto tempo la domanda è stata:

“Chi li ha mandati?”

Poi abbiamo scoperto che una domanda altrettanto interessante era:

“Quanto è facile realizzarli?”

La risposta del CICAP è stata sorprendente.

Molto più facile di quanto si potesse immaginare.

E forse il vero fascino dei crop circles non sta necessariamente nel pensare che arrivino dalle stelle.

Sta anche nel fatto che un semplice campo di grano può diventare, da un giorno all’altro, una gigantesca opera geometrica capace di farci interrogare sulla realtà, sulla percezione e sulla nostra voglia di trovare qualcosa di straordinario dietro ciò che non comprendiamo immediatamente.


🌌 MESSAGGI DAL CIELO O MESSAGGI DALLA TERRA?

I cerchi nel grano hanno alimentato per decenni ipotesi, libri, documentari e discussioni.

Alcuni continuano a considerarli un fenomeno inspiegato.

Altri vedono ormai soprattutto una forma di arte, scherzo e abilità umana.

L’esperimento del CICAP non pretende di rispondere a ogni singolo caso.

Ma ci lascia una lezione importante:

prima di cercare una spiegazione straordinaria, vale sempre la pena verificare quanto possa essere straordinario ciò che siamo capaci di fare noi.

E forse, alla fine, la domanda più interessante non è:

“Sono arrivati dagli alieni?”

Ma:

“Quanto facilmente possiamo essere ingannati da qualcosa che, visto dall’alto, sembra impossibile?”

🌾👽✨


🔎 UNA PRECISAZIONE

Questo articolo ricostruisce principalmente la vicenda e gli esperimenti descritti dal CICAP, compresa la dimostrazione pratica realizzata in Italia. La possibilità di riprodurre artificialmente un crop circle non costituisce, da sola, una prova sull’origine di ogni singolo caso osservato nel mondo; dimostra però che la complessità geometrica di un disegno non è sufficiente, da sola, a dimostrarne un’origine non umana.

Fonte principale: CICAP.

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3 commenti su “Cerchi nel grano – Prove del Cicap”

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