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Igor Sibaldi – L’ombra, Giuda e il diavolo

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🌑 Igor Sibaldi – L’ombra, Giuda e il diavolo

Che cosa succede quando ci troviamo davanti a quelle parti di noi che preferiremmo non vedere?

È questo il punto di partenza della riflessione di Sibaldi sull’ombra, intesa come una delle tante personalità che compongono ciascuno di noi: quella parte che tendiamo a nascondere, a rifiutare e che spesso riconosciamo più facilmente negli altri che in noi stessi. Il seminario L’Ombra Giuda e il Diavolo, tenuto nel 2017, viene infatti presentato proprio a partire dall’idea di guardare prima “nelle immediate vicinanze” anziché cercare subito le cause dei nostri problemi nell’infanzia o nelle persone che ci hanno cresciuto.

L’ombra non è necessariamente qualcosa di malvagio. Può contenere caratteristiche, desideri, emozioni e possibilità che abbiamo imparato a considerare inaccettabili. Quando le rifiutiamo completamente, però, non significa che scompaiano: possono continuare ad agire dietro le nostre reazioni, nelle relazioni e nei giudizi che formuliamo sugli altri.

Ed è qui che entra in scena Giuda.

La figura di Giuda, tradizionalmente associata al tradimento, può diventare il simbolo di quella parte di noi che preferiamo condannare e tenere fuori dalla nostra immagine di “persona per bene”. Sibaldi la utilizza come una figura attraverso cui interrogarsi sul rapporto tra ciò che consideriamo buono e ciò che invece abbiamo relegato nell’oscurità.

Il diavolo, in questa prospettiva, non viene affrontato semplicemente come una creatura esterna da combattere. Diventa anche un’immagine simbolica di ciò che separiamo dalla nostra coscienza, di ciò che non vogliamo riconoscere come appartenente a noi.

Ed è proprio questo il passaggio interessante: combattere l’ombra può non essere sufficiente.

Prima occorre guardarla.

Riconoscere una parte di noi che non ci piace non significa giustificarla né lasciarle il controllo. Significa poterla osservare con maggiore consapevolezza e capire che cosa sta cercando di dirci.

Anche il rapporto con gli altri cambia quando impariamo a farlo. Ciò che ci irrita enormemente in una persona può diventare un’occasione per domandarci perché quella caratteristica ci colpisca così tanto. Non sempre ciò che vediamo negli altri appartiene a noi, naturalmente, ma la nostra reazione può raccontarci qualcosa di importante.

La conoscenza dell’ombra diventa quindi un percorso verso una personalità più ampia: non eliminare le parti scomode, ma integrarle nella consapevolezza, così che non debbano più agire di nascosto.

La domanda, alla fine, non è:

“Come posso liberarmi della mia parte oscura?”

Ma forse:

“Che cosa posso scoprire di me se smetto di aver paura di guardarla?”

Perché conoscere anche ciò che rifiutiamo può significare recuperare una parte della nostra libertà.

🌑 L’ombra non diventa luce quando la neghiamo. Diventa consapevolezza quando abbiamo il coraggio di guardarla.

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