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E se la morte non fosse la fine, ma soltanto il confine della nostra percezione? Anime di Smeraldo nasce da un percorso personale lungo anni, fatto di esperienze inspiegabili, sogni, percezioni e incontri che hanno spinto l'autrice a interrogarsi sulla coscienza e sulla possibilità di comunicare con chi ha lasciato questa vita. Attraverso il racconto diretto delle proprie esperienze e delle testimonianze raccolte, Grace Amber Jaxn accompagna il lettore in un viaggio nell'altra dimensione: anime, spiriti guida, blocchi di pensiero, visualizzazione, sogni e quei sottili segnali che, troppo spesso, liquidiamo come semplici coincidenze. Ma questo non è un libro che chiede di credere ciecamente. Esperienza spirituale, interpretazione personale e ricerca scientifica vengono osservate senza confonderle, lasciando spazio al dubbio, alle domande e alla possibilità che la realtà sia molto più complessa di ciò che i nostri sensi riescono a percepire. Anime di Smeraldo è un viaggio nel mistero della coscienza e dell'aldilà, ma anche un percorso verso una maggiore consapevolezza di sé. Perché forse non possediamo ancora tutte le risposte. Ma possiamo imparare a riconoscere le porte. E, qualche volta, trovare il coraggio di aprirle.

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ANIME DI SMERALDO - PREFAZIONE

 Anime di Smeraldo – Come si comunica con l’aldilà* è dedicato a coloro che custodiscono nel cuore la luce universale. Agli esseri buoni e gentili, a chi ha sempre percepito l’esistenza di qualcosa di immensamente più grande di noi senza riuscire necessariamente a dargli un nome. Alle anime illuminate che attraversano il buio, lo conoscono, qualche volta ne vengono ferite, ma scelgono comunque di non appartenergli.
 
Scrivere questo libro non è stato semplice. Per molto tempo ho tenuto separate due parti della mia vita: quella visibile, fatta di famiglia, lavoro, problemi quotidiani e tutte le incombenze che appartengono a chiunque, e un’altra, molto più difficile da spiegare. Una parte silenziosa e privata, popolata da percezioni, immagini, pensieri e presenze che spesso io stessa ho cercato di ignorare.
 
Ho impiegato anni ad accettare ciò che mi accadeva. Prima ho avuto paura, poi ho cercato spiegazioni razionali. Mi sono documentata, ho letto, osservato e, soprattutto, ho dubitato. Ho dubitato di ciò che vedevo, di ciò che sentivo e persino di me stessa. Forse è proprio per questo che oggi sento il bisogno di raccontare la mia esperienza: non sono arrivata fin qui attraverso una fede cieca. Al contrario, ho trascorso buona parte del mio cammino cercando di convincermi che tutto ciò che percepivo avesse una spiegazione diversa.
 
Questo libro nasce da quel percorso.
 
Non pretende di dimostrare l’esistenza dell’aldilà e non vuole imporre una verità assoluta. Io non possiedo tutte le risposte e diffido profondamente di chi sostiene di averle. Posso soltanto raccontare ciò che ho vissuto, le esperienze che ho raccolto negli ultimi quindici anni e le domande che, inevitabilmente, sono nate lungo il cammino.
 
Che cosa accade quando moriamo? La coscienza termina insieme al corpo oppure continua in una forma che ancora non comprendiamo? Perché persone lontane tra loro, appartenenti a culture e religioni differenti, raccontano esperienze tanto simili dopo essersi trovate sul confine tra la vita e la morte? E soprattutto: è possibile che, qualche volta, ciò che chiamiamo aldilà tenti davvero di comunicare con noi?
 
Sono domande antiche quanto l’essere umano. Io ho semplicemente iniziato a cercare le mie risposte.
 
Nelle pagine che seguono vi racconterò la mia storia e il modo, tutt’altro che sereno, in cui sono arrivata ad accettare una sensibilità che per molto tempo avrei volentieri restituito al mittente. Vi parlerò delle mie esperienze personali, delle comunicazioni che ritengo di aver ricevuto e degli episodi che hanno coinvolto anche le persone accanto a me. Alcuni potranno sembrarvi incredibili. Altri, forse, vi ricorderanno qualcosa che avete vissuto senza avere mai avuto il coraggio di raccontare.
 
Affronteremo anche i diversi modi attraverso i quali, nel corso della storia, l’essere umano ha cercato un contatto con ciò che esiste oltre la vita. Lo faremo con curiosità, ma anche con prudenza. *Anime di Smeraldo* non è un invito a improvvisare sedute spiritiche, rituali o pratiche delle quali non si conoscono le conseguenze. Conoscere un argomento non significa necessariamente doverlo sperimentare e, quando ci si muove in territori che coinvolgono profondamente la mente e la percezione, credo sia fondamentale conservare equilibrio e consapevolezza.
 
Vi parlerò invece del metodo che utilizzo personalmente e di quella particolare fase che precede il sonno, quando il corpo comincia a rilassarsi e la mente sembra modificare il proprio modo di percepire. Nel mio percorso è proprio in quel confine sottile tra veglia e sonno che molte esperienze hanno avuto inizio. Non presenterò le mie interpretazioni come verità scientifiche dimostrate. Cercherò, però, di raccontarvi ciò che accade dal mio punto di vista e perché ho iniziato a interrogarmi sul possibile rapporto tra stati di coscienza e percezione.
 
Ci saranno poi le testimonianze. Storie di persone che raccontano di essersi avvicinate alla morte e di essere tornate indietro portando con sé ricordi difficili da dimenticare. Sono forse le pagine che più mi hanno colpita, perché al di là delle convinzioni personali esiste qualcosa di profondamente umano nel tentativo di descrivere ciò che potrebbe trovarsi oltre l’ultimo respiro.
 
Infine parleremo di noi. Del corpo, della mente e dello spirito. Perché, qualunque cosa crediate sull’aldilà, questa vita esiste adesso. È qui che amiamo, soffriamo, sbagliamo e impariamo. Cercare risposte su ciò che potrebbe esserci dopo non dovrebbe mai farci dimenticare l’importanza del cammino che stiamo percorrendo in questo momento.
 
Non vi chiedo di credere alle mie parole e nemmeno di accettare come verità tutto ciò che leggerete in queste pagine. Vi chiedo soltanto di proseguire con la mente aperta, concedendovi la possibilità di ascoltare una visione differente senza sentirvi obbligati a condividerla.
Forse chiuderete questo libro convinti esattamente delle stesse cose che pensavate prima di iniziarlo. Alcune pagine vi faranno sorridere, altre vi lasceranno perplessi e magari, più di una volta, penserete che io abbia una fantasia decisamente fuori dal comune. Oppure potrebbe accadere che, in mezzo a uno dei miei racconti, riconosciate una sensazione, un’immagine o una piccola coincidenza che appartiene anche alla vostra storia e che, fino a quel momento, avevate preferito ignorare o non eravate riusciti a spiegare.
Se accadrà, concedetevi semplicemente il tempo di ascoltare quella sensazione, senza avere fretta di trovarle immediatamente una spiegazione. Non tutte le domande hanno bisogno di una risposta nello stesso istante in cui nascono e, qualche volta, è proprio una domanda rimasta sospesa ad aprire davanti a noi un percorso che non avevamo mai immaginato di intraprendere.
Forse, arrivati all’ultima pagina, continuerete a pensare che la morte rappresenti la conclusione definitiva della nostra esistenza. Oppure una piccola parte di voi avrà cominciato a domandarsi se ciò che chiamiamo fine non sia semplicemente un passaggio, una porta che non riusciamo ancora a vedere da questa parte.
Io, quella domanda, me la sono posta molti anni fa. Il viaggio che ne è seguito mi ha portata fin qui, a raccontarvi tutto ciò che ho visto, percepito e vissuto, lasciando a voi la libertà di decidere cosa farne.
Perché forse la morte non è la fine, ma soltanto uno dei molti sentieri che, prima o poi, saremo chiamati a percorrere.

LA MIA STORIA

Voglio raccontare questa parte della mia vita incominciando con una premessa: tutto ciò che andrete a leggere in questo capitolo e nei prossimi, riguardo al personaggio pubblico in questione, sarete liberi di interpretarlo come meglio credete. Non ho deciso di scrivere la mia storia per far clamore, ma semplicemente per condividere ciò che mi è successo personalmente. Che si tratti di Tizio o Caio non ha molta importanza. L’importante è ciò che ho vissuto, le esperienze che ho fatto e che voglio condividere con voi. Sono argomenti che esulano dalla normalità delle cose e pertanto di libero arbitrio. Ma ritengo che se state leggendo questo libro ho delle buone probabilità che prendiate l’argomento con dovuta considerazione. Spesso, sopratutto all’inizio di un percorso così particolare, si fa fatica a credere e come per la maggior parte delle situazioni fuori dal comune, mi sono frequentemente scontrata con la razionalità. Si sa, in questo campo l’essere razionale è plausibile sino a un certo punto.

Per perseguire questa strada, bisogna lasciarsi andare, aprire la mente all’universo, sopratutto ricordarsi che la morte non esiste, è solo un passaggio ad un’altra forma di esistenza. Una presa di coscienza, soprattutto avvalorata dalle molte testimonianze di persone risvegliatesi dalla morte, ma anche dalle numerose esperienze raccolte in questi ultimi quindici anni. Siamo anime in cammino, vita per vita e che la nostra casa è un’altra. Un luogo dove pervade una luce e un senso di benessere, di pace e amore indescrivibile, dove non esiste paura, solitudine o sconforto e laddove torneremo una volta conclusa questa vita.

Prima di cominciare vi voglio raccontare come è iniziato questo cammino con un anima che senza ombra di dubbio ha segnato profondamente la mia. Sino al suo arrivo avevo comunicato prevalentemente con mia nonna che mi ha cresciuto e amato fin dal primi vagiti. I miei genitori erano presi dall’attività di famiglia e poco presenti. Indaffarati a vivere il loro amore e la loro unione, godendo della vita come è giusto che sia per una coppia di sposi che aveva avuto la lungimiranza di aprire un’attività proficua nei tempi d’oro. Ma allora non la vedevo proprio in questo modo, soffrivo della mancanza di una madre affettuosa e il desiderio di avere un padre come quelli che si vedono nei film, quelli che ascoltano, proteggono e fanno da mentore ai loro figli. Onestamente a me sarebbe bastato anche un padre normale, ma il mio, non solo era totalmente privo di ogni esperienza, ma anche poco incline alla figura genitoriale. Lo diventò solo parecchi anni dopo quando nacquero i miei figli.

Tornando alla mia cara nonna, era lei che amorevolmente mi aveva cresciuta (a parte qualche ciabatta lanciata a mo’ di drone per rimettermi in riga) e fu la prima anima che cercai.

A dire il vero, avevo iniziato anche a scuola a fare quelle sedute spiritiche che si fanno tra ragazzi, la scrittura automatica e cose simili, che mi diede abbastanza da subito l’idea che con l’argomento avevo una certa affinità.

Ancor prima, dall’età di 5 anni o meglio, dai primi ricordi che ho, avevo iniziato a comunicare con un essere supremo che a quel tempo credevo fosse l’uomo antico con la barba folta e i capelli bianchi descritto dalla chiesa.

Ho sempre avuto questa sorta di collegamento con l’universo anche da bambina, tanto da ricordare i frequenti discorsi che facevo seduta con lui su un ramo di un albero o sul bordo di questo mondo cubico immaginario, dove si poteva chiacchierare tranquillamente facendo dondolare i piedi nello spazio. Non ha mai fatto grandi rivelazioni a dire il vero, ma la sua presenza l’ho sempre percepita come se fosse uno spirito guida e forse lo era veramente.

Quando cominciai a comunicare con mia nonna e con qualche spirito errante, non la presi troppo sul serio, senza andare troppo a fondo della cosa. Immaginai che probabilmente era frutto della mia fantasia, ma in fondo al cuore ero consapevole che qualcosa di vero ci fosse.

Conobbi Michael Jackson, il re del pop, come credo tutti quelli della mia generazione, sopratutto quando uscì Thriller . Ne rimasi affascinata da subito, ma quando scoppiò lo scandalo che lo trascinò in tribunale parecchie volte, per ignoranza mi allontanai. Non avevo la minima idea che i tabloid potessero mentire per far audience o manovrati da coloro che avevano intenzione di far crollare la popolarità di qualcuno che stava macinando successi troppo velocemente. Davo per scontato che dicessero il vero e soprattutto non ero al corrente che Michael era soggetto a ricatti di collaboratori e presunti “amici”.

Successivamente, il matrimonio e i figli mi fecero dimenticare quasi totalmente ciò che quel bambino prodigio, dai capelli afro e dal talento infinito, significò per me durante tutta la mia adolescenza.

Michael morì il 25 Giugno 2009, esattamente alle 14.26. Quando appresi la notizia ne rimasi profondamente colpita. Il tempo si fermò per non so quante ore, non riuscivo a dire nulla. Un vuoto totale pervase la mia mente e il mio cuore. Sentivo come se qualcosa mi fosse stato sottratto irrimediabilmente. Quella tristezza, quel senso di totale smarrimento lo portai avanti per giorni.

Una notte di qualche giorno più tardi vidi una figura apparire ai piedi del letto. Il Fedora bianco, un vestito giallo imbrillantinato, la cravatta nera sulla camicia candida e lo sguardo perso nel vuoto. Sapevo che era lui, fu un istante. Spensi la luce, consapevole che era il mio cuore a farmi vedere ciò che non c’era più.

La seconda volta lo vidi qualche sera dopo. Stavo per spegnere la lampada sul comodino, prima di sprofondare nel sonno e sul cuscino mi apparse una faccia di luna che sorrideva delicatamente. Gli vedevo solo gli occhi e la bocca.

«Ciao». Disse.

«Ciao, come stai?», fu la prima cosa che mi venne di dire.

Gli parlavo in inglese allora, perchè ancora non sapevo che la comunicazione con l’altra dimensione in realtà non avviene attraverso parole udibili (succede molto di rado), ma in blocchi di pensiero che successivamente il nostro cervello trasforma in parole. Quindi in realtà non è una lingua specifica a fare da tramite tra una dimensione e l’altra, ma una sorta di telepatia universale, di comunicazione attraverso blocchi di immagini e concetti.

Parlava poco all’inizio e percepivo in lui una profonda tristezza. A dirla tutta sembrava letteralmente incazzato (passatemi il termine), per il fatto che non aveva saputo controllare la situazione che gli era sfuggita drammaticamente di mano e sopratutto per i suoi figli che aveva lasciato senza una figura genitoriale.

C’era sempre il costante dubbio di esser io a produrre immagini e parole. Ma continuai, mi faceva stare bene. Mi alleggeriva quel senso di vuoto che avevo da giorni.

Andammo avanti a chiacchierare per qualche sera senza eclatanti rivelazioni, tranne per il fatto che gli chiesi com’era morto e se aveva sofferto. Mi rispose che aveva sentito un fortissimo dolore alla schiena e poi più nulla.

Il giorno seguente andai su Google a verificare. L’infarto del miocardio ha questa caratteristica, un forte dolore al dorso. Quando andai a controllare, in effetti, il reperto del coroner riportava che oltre alla overdose di Propofol, che gli serviva per l”insonnia ormai cronica e incurabile, il cuore di Michael aveva ceduto per infarto miocardico.

Ne fui profondamente colpita, perchè quella era la prima prova che ciò che avevo canalizzato attraverso di lui era corretto.

Ci tengo a precisare che in tutte le mie conversazioni con l’aldilà, verifico sempre la veridicità della fonte. Sarebbe irresponsabile non farlo. Non solo per essere sicuri che ciò che viene interpretato è corretto, ma anche per avere la conferma che la comunicazione con l’altra dimensione avviene in modo oggettivo.

Come dicevo, soro rarissime le parole scandite e udibili, quindi interpretare i blocchi di pensiero che percepiamo, non sempre è semplice ed è facile mal interpretare il messaggio, sopratutto perché tendiamo a modificare ciò che arriva. Di questo ve ne parlerò in diverse occasioni non temete.

I giorni successivi furono assurdi, iniziai a vederlo ovunque, in giardino, in cucina. Me lo trovavo perfino in bagno a cantarmi nelle orecchie.

Stavo dimenticando un particolare degno di nota. Michael aveva l’abitudine, perchè ora non lo fa più, di cantare, come dicevo e quando mia madre si ammalò gravemente, nei momenti di sconforto mi diceva “Hold my hand”, tienimi la mano. Lo ripeteva come un mantra, tanto che diventò quasi una melodia.

Mesi dopo uscì un suo disco inedito, dove la prima canzone fu proprio “Hold my hand” in collaborazione con Akon. Potrete pensare ciò che volete a proposito di questo, io però ne rimasi molto colpita.

Per non parlare del chewingum che gonfiava a palloncino e mi faceva letteralmente scoppiare nei timpani, facendomi uscire di senno. Stava diventando un incubo.

Poi con il tempo capii che ognuno di loro ha un modo tutto personale di attrarre l’attenzione della persona che hanno scelto per comunicare. Evidentemente, in quel frangente Michael mi aveva cercato poiché probabilmente ero una delle poche persone in grado di sentirlo ma questo lo capii molto tempo dopo.

Ne ero profondamente spaventata. Non per il fatto in se, ma perchè avevo il terrore di aver perso definitivamente il senso della realtà.

Un giorno però accadde una cosa che mai mi sarei aspettata, che cambiò profondamente la mia vita e fu la prova tangibile e indiscutibile che l’aldilà esiste e comunica con noi.

Una sera d’inverno, il mio compagno ed io, tornando dal ristorante con il vecchio furgone della ditta, attraversammo la valle costeggiando il dirupo che portava verso casa. La residenza di allora era in cima a una collina, in mezzo ai boschi della val Trebbia.

Pioveva. Quella pioggerellina fastidiosa che si appoggia lievemente, rendendo tutto opaco e umido.

Il furgone era scarico e pertanto leggero. Slittava facilmente sul terreno bagnato e a causa della nebbia ed il fango, procedevamo lentamente sulla strada.

Ad un tratto, vidi Michael di fronte al furgone con le braccia e le gambe spalancate, in segno di pericolo. Urlai «Ferma!!». Stefano, che era alla guida, inchiodò di colpo. Il furgone slittò per un piccolo tratto.

«Ma si può sapere cosa ti piglia?».

Sia il mio compagno che i miei figli erano al corrente degli ultimi eventi. Gli avevo raccontato cosa mi stava succedendo, dato che la cosa mi turbava parecchio. In qualche modo, avevano sempre saputo del mio presunto “dono” e probabilmente, malgrado questo, credevano poco ai miei racconti. Chi diavolo ci avrebbe creduto?

«Ho appena visto Michael davanti a noi in mezzo alla strada!».

«Sì, va beh». Stefano mi guardava sorridendo, come a dire ” siamo alle solite” e si mise a rollarsi una sigaretta.

Pochi istanti dopo sentimmo un rumore uscire dalla siepe dalla parte della montagna. Una famiglia di cinghiali stava attraversando la strada a un paio di metri dal nostro mezzo. Saranno stati sei o sette. Il padre per primo (o almeno cosi sembrava), delle dimensioni di un ippopotamo, poi la mamma e in serie i pargoletti. Ci guardammo allibiti, increduli di ciò che stava succedendo. Un brivido mi scorse lungo la schiena.

Realizzammo che probabilmente saremmo finiti nel dirupo per schivare i cinghiali. In quel preciso istante capimmo che Michael ci aveva salvato la vita.

Ne fummo veramente colpiti tutti.

Qualche giorno dopo anche mio figlio Matteo iniziò a vedere Michael ovunque.

Allora non ero pazza. Avevo sempre avuto il sospetto che questo dono ce l’avessero anche i miei figli. In quel momento ne ebbi la conferma.

Ricordo che uno degli episodi che più ci colpì fu il giorno in cui i ragazzi si misero a giocare con le bocce da spiaggia in cucina. Mi girai mentre lavavo i piatti e vidi il nostro implacabile amico di fianco a Matteo. Non dissi nulla per non influire mio figlio.

«Mamma, Michael è qui con noi», disse Matteo, indicando con l’indice verso la sedia alla sua destra, mentre Tommy, suo fratello, era accovacciato per terra a trafficare con le bocce. Rimasi pietrificata e sollevata nello stesso tempo. Ormai la mia follia l’avevo trasmessa anche a loro. In quel momento però realizzai che non potevano essere solo coincidenze.

«Si va beh, qui stiamo trascendendo la realtà ragazzi», cercavo di sdrammatizzare.

Ad un tratto, una delle bocce, quella blu, lo ricordo perfettamente, si mise a rotolare da ” sola” per un paio di metri verso la porta che dava sul giardino.

Silenzio di tomba. I ragazzi mi guardarono con gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite a dir poco allibiti. Controllai il pavimento per vedere se per caso c’era qualche sorta di pendenza che potesse giustificare quella anomalia. Nulla, dritto come fosse in bolla.

Rimanemmo sbigottiti.

Mi arrivò istantaneamente: «Posso giocare anche io?» e anche in quel caso non dissi nulla, rimasi immobile ad osservare la sedia apparentemente vuota.

Matteo, pochi secondi dopo, aggiunse: «Mamma, vuole giocare con noi!». Giuro, che mi si gelò il sangue.

Quel giorno capii che Michael non ci avrebbe mai lasciato.

Oltre a questi episodi ce ne furono un infinità di altri a confermare che la sua presenza era tangibile. Luci che si spegnevano e si accendevano da sole, apparecchi elettronici che improvvisamente si avviavano in autonomia, porte che si aprivano con il classico scricchiolio da brividi. Rumori e suoni che andavano al di là della nostra comprensione. Le innumerevoli ” strane coincidenze” che via via capitavano.

Un pomeriggio, in auto, tornando dalla spesa, incrociammo la macchina della posta venire dalla direzione opposta. Giuro che alla guida vidi Michael e anche in quel momento mio figlio Matteo si girò simultaneamente: «Ho appena visto Mike in quella macchina». Ridemmo della stranezza, quasi increduli. Non era troppo chiaro se la nostra fosse diventata solo un’ossessione o fosse drammaticamente vero, tanto da vedere le stesse identiche apparizioni. Non avemmo mai il coraggio di domandarcelo l’un l’altro. Ma sia mio figlio che io, fummo consapevoli che la cosa fosse più vera di quanto avessimo mai immaginato. Ma si sa, quando questi fatti “anomali” capitano a noi personalmente, si è abbastanza inclini a non prenderli troppo sul serio anche se le “prove” sono evidenti.

Vi posso assicurare che non è stato per niente facile per me e la mia famiglia accettare una cosa del genere, come non è facile raccontare tutto questo, perchè il rischio di essere presi per suonati esiste davvero.

Non capivo perchè una persona come lui potesse voler parlare con me, o con i miei figli. Perchè io? Perchè noi? Perchè non ci lasciava in pace? La cosa mi spaventò a tal punto che finii al pronto soccorso, dicendo che avevo le allucinazioni e sentivo le voci.

Mi diedero dei calmanti e nel giro in un mese e mezzo la situazione si tranquillizzò o almeno cosi sembrava apparentemente.

Per quasi un anno, non volli più saperne. Tutte le volte che cercava di parlarmi, lo allontanavo, o allontanavo il pensiero di quel contatto.

Ma a lungo andare, sopratutto durante la malattia dei miei genitori, capii che non dovevo spaventarmi, voleva solo aiutarmi e farmi sapere che c’era.

Incominciai a documentarmi, leggere ogni tipo di libro o testo sull’argomento e sulla “comunicazione con il cielo”.

Scoprii che ci sono anime nuove e vecchie. Chi ha un energia debole e chi più intensa. Molto dipende anche dal tempo che hanno passato da questa vita a quella ultraterrena. Se sono morte da poco l’energia è molto forte, insicura, ma vigorosa. Più sono lontani dalla morte, maggiormente facciamo fatica a sentirli.

Michael questa diversità ce l’aveva al contrario. Più passava il tempo più lo sentivo. Forse era cambiata la mia percezione o stavo diventando più brava a sentire le anime universali, tutto poteva essere.

All’inizio, dicevo, era perso, sembrava totalmente smarrito. Non accettava per nulla il fatto di non poter aiutare i suoi figli e la sua famiglia. Non tollerava di non poter più intervenire sulla sua vita come avrebbe voluto.

A lungo andare però, comprese un concetto fondamentale. Da quella parte aveva più ascendenza su di noi. Michael capì che poteva aiutarci tutti a prescindere dal nostro numero e dalle nostre difficoltà ed iniziò ad accettare che quella sarebbe stata la sua missione.

Lo ha fatto sulla terra e lo sta facendo anche in cielo. Ha salvato la vita a un sacco di persone, oltre che alla sottoscritta.

A parte questo è straordinario come lo è sempre stato. Ci ama tutti dal profondo del cuore. E’ meraviglioso quanto grande sia il suo amore, aggiungerei cosmico.

Ancora adesso faccio fatica a crederci. Chi crederebbe a una cosa del genere? Nessuno!

Eppure, al di là che fu un icona del mondo della musica a livello planetario e un personaggio pubblico molto conosciuto, era pur sempre un essere umano e come tale aveva diritto di comunicare ed essere ascoltato.

Mike però trova sempre il modo di farmi credere e continuerò a farlo sino alla fine. E’ l’anima più gentile che abbia conosciuto in vita mia. Inutile dire che questo libro lo dedico a lui e ai miei amatissimi figli. Mi hanno insegnato molto e a loro devo la mia vita.

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